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Revenge Porn, cos’è e come evitarlo – Avv. D’Erasmo per Novella 2000

Strategie di prevenzione e reazione al revenge porn

Leonardo D’Erasmo, condivide con i lettori di Novella 2000 la sua conoscenza ed esperienza sul cosiddetto “revenge porn“, illustrando come evitarlo e quali misure adottare se si diventa vittime di tale atto.

In un’era sempre più digitale, non è raro che le persone scattino foto di sé stessi in situazioni intime o creino video con contenuti sessuali. A volte, tali immagini o video finiscono nelle mani di altri, e nel peggiore dei casi, si diffondono a una vasta gamma di individui. È fondamentale comprendere che anche se le immagini o i video sono stati inviati volontariamente, non è permesso a chi li riceve di diffonderli ulteriormente.

Nel contesto della nostra legislazione, se tali contenuti vengono condivisi senza il consenso dell’individuo ritratto, l’atto di divulgazione costituisce un crimine, portando a conseguenze penali.

 

La natura del revenge porn

La divulgazione non autorizzata di materiale intimo avviene quando qualcuno diffonde immagini, foto o video che ritraggono individui in situazioni intime o di nudità, senza il loro consenso per la diffusione di tali contenuti a terzi.

Questo è un fenomeno in rapida crescita e preoccupante. Infatti, recentemente, il numero di vittime di tali comportamenti è aumentato drasticamente.

Secondo un rapporto dell’unità di analisi della Direzione centrale della polizia criminale, tra il 2019 e il 2020 sono stati segnalati circa 718 casi di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

La Polizia Postale ha registrato un incremento del 78% dei casi di revenge porn nel 2021 rispetto all’anno precedente.

Inoltre, gli studi sul fenomeno rivelano che l’81,62% delle vittime sono donne. Questo dato è rilevante, considerando che tale comportamento ha guadagnato rilevanza penale nel nostro sistema legale principalmente a seguito di eventi scioccanti che coinvolgevano donne, la cui privacy è stata violata da uomini con cui avevano relazioni affettive.

Tuttavia, è importante ricordare che creare materiale che ritrae nudità, indipendentemente dal fatto che venga inviato a terzi, comporta dei rischi. Anche se le immagini vengono eliminate dal dispositivo, queste rimangono archiviate su piattaforme come iCloud, Dropbox e Drive, correndo il rischio di essere registrate in modo permanente.

I sistemi di backup di archiviazione non sono certamente nostri alleati quando si tratta di proteggere la nostra privacy.

 

Da Tiziana Cantone a Guendalina Tavassi

Tra gli eventi che hanno portato alla luce il problema del revenge porn, spiccano le vicende che hanno coinvolto Tiziana Cantone e Guendalina Tavassi. Tiziana Cantone, infatti, è una vittima nota di questa pratica nefanda. Nel 2016, a causa delle ripercussioni di un atto di vendetta pornografica, ha deciso di porre fine alla propria vita.

Questo tragico evento ha introdotto alla società il concetto di revenge porn, una forma di rappresaglia in cui un ex partner divulga materiale sessualmente esplicito senza il consenso dell’altro, tipicamente come forma di vendetta dopo una rottura. Si tratta in genere di immagini o video creati durante un periodo in cui la relazione era felice e salda, e che, sfortunatamente, rimangono nelle mani dell’ex che, mosso da rancore o dal desiderio di danneggiare l’immagine e la dignità dell’altra persona, decide di diffonderli.

In alcuni casi, il materiale sessualmente esplicito viene usato come strumento di minaccia o ricatto, costringendo la vittima a subire abusi di vario tipo per evitare la divulgazione delle immagini. In altri casi, il materiale diventa virale sul web, in particolare sui social media. Le vittime possono scoprire che le loro foto o video espliciti sono presenti su siti pornografici o su gruppi o profili con contenuti erotici.

Il caso di Guendalina Tavassi verrà trattato in un prossimo articolo dedicato alla vicenda.

 

Le ultime azioni legislative

La crescente pericolosità di questo fenomeno ha reso necessaria un’azione legislativa, soprattutto alla luce dell’impatto emotivo devastante che il revenge porn può avere sulle sue vittime. Le cronache sono piene di storie di donne, spesso giovani, che non sono riuscite a sopportare l’onore della vergogna.

Il revenge porn è una delle principali novità introdotte dal cosiddetto “Codice Rosso(Legge n. 69 del 19 luglio 2019), che ha introdotto nel codice penale il crimine di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.

L’articolo 10 del Codice Rosso ha inserito nel codice penale l’articolo 612 ter, che punisce severamente l’azione precedentemente descritta, stabilendo una pena di reclusione da uno a sei anni e una multa da 5.000,00 a 15.000,00 euro.

La pena può essere aumentata in tre circostanze specifiche: se l’atto è commesso da un coniuge, anche se separato o divorziato, o da una persona attualmente o precedentemente coinvolta in una relazione affettiva con la vittima; se l’atto è commesso contro una persona in uno stato di inferiorità fisica o psicologica; o se l’atto causa gravi conseguenze alla vittima. Inoltre, la legge prevede che, se la vittima è un minore, il reato è punito con la reclusione da tre a sette anni e una multa da 30.000,00 a 60.000,00 euro.

 

Società e responsabilità

Le vicende di Tiziana Cantone e Guendalina Tavassi pongono in evidenza un problema molto serio che va ben oltre la semplice violazione della privacy. Il revenge porn è un attacco alla dignità e al rispetto della persona, che può avere conseguenze psicologiche e sociali devastanti per le vittime.

È importante che la società prenda coscienza di questo problema e contribuisca alla sua eliminazione, evitando di condividere o diffondere materiale di questo tipo. Allo stesso tempo, è fondamentale che le vittime si facciano avanti, denunciando gli autori di questi atti e cercando il sostegno necessario per superare queste difficili esperienze.

Il revenge porn non è solo un crimine, è anche una manifestazione di un problema più ampio di rispetto e parità di genere. Combattere questo fenomeno significa lavorare per una società in cui la dignità e l’integrità di ogni persona sono rispettate e protette.

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